PREMESSA

Tutti sappiamo cos'è una tonnara. È facile saperlo, nelle linee essenziali, anche tramite i molti recenti servizi giornalistici e televisivi relativi a questo argomento sia il pure spesso rivolti limitatamente alla «mattanza», episodio centrale emblematico di quella che fu l'attività della pesca del tonno con le tonnare. Attività oggi quasi totalmente dismessa ovunque.
Meno facile è sapere cosa c'è, o c'era, intorno alla mattanza, quali avvenimenti preparatori erano necessari alla sua realizzazione, e poi ancora ciò che seguiva alla mattanza per utilizzare al meglio il tonno pescato, che in un solo giorno e una sola mattanza fortunata poteva raggiungere la notevole consistenza di decine di tonnellate di tonni. E ancora meno facile è sapere quali erano gli aspetti imprenditoriali di questa attività e di essa le particolari normative e gli ingenti impegni economici. Nel muoversi sul sentiero di questa secolare attività gli interessi e le curiosità via via aumentano, come accade in ogni ricerca, tanto che se si vuol partire dalla mattanza nasce l'interesse di conoscere metodi e strumenti fino anche allo spessore del filo della rete che formava la camera della morte e gli altri scomparti e come essa veniva issata per catturare i tonni in essa imprigionati, e più ancora urge risalire alla conoscenza della complessa struttura di reti della quale faceva parte la camera della morte.
II modo col quale questa architettura di reti veniva piazzata in mare, con quali elementi veniva fissata al fondo marino, con quale orientamento veniva allineata e a quale distanza dalla costa veniva mantenuta, sono alcuni degli interrogativi che trovano risposta solo con l'andare alla ricerca del comportamento del tonno che a sua volta deriva dai suoi aspetti genetici ed ancestrali.
Sempre ricorrendo alla conoscenza del tonno, protagonista a sua insaputa di questa attività, è possibile capire il modo col quale veniva atteso nei luoghi di pesca, imprigionato nelle reti, catturato, portato a terra e sottoposto alle varie lavorazioni per la conservazione.
Tutti argomenti di valenza generale per tutte le tonnare, qui necessariamente particolareggiati per quelle elbane. Non tutti i passi di questo percorso di ricerca sono stati agevoli, fortunatamente il sentiero ci è stato notevolmente spianato dal contributo diretto di elbani che hanno partecipato a questa attività in veste di pescatori, ed in parte dagli eredi degli imprenditori dell'ultimo periodo di attività delle tonnare elbane. Contributo esteso anche all'argomento delle strutture edilizie ove il tonno veniva lavorato, e particolarmente ai periodi recenti durante i quali tali strutture hanno subito notevoli perdite della loro storica immagine, oggi indispensabile a conoscersi per ricostruire il loro passato anche in funzione del loro compatibile destino.

Rino Manetti

PRESENTAZIONE

fu Don Ferdinando Medici Granduca di Toscana che nel 1600 desiderando introdurre la pesca dei tonni nel Mare di Portoferraio particolarmente a Capo Bianco fece un accordo per 10 anni con un esperto della pesca dei tonni della coste trapanesi.
Nella Corografia Fisica, Storica e Statistica dell'Italia e delle sue isole edito nel 1842 si dice che la pesca del tonno nel golfo di Portoferraio inizia "sul cadere di Aprile" alla metà di maggio e fmisce in giugno o in luglio. Ma c'è anche una pesca chiamata di rintomo in settembre e ottobre. Il prodotto annuo di tonni in quell'epoca era di 400.000 libbre. Successivamente la tonnara principale fu spostata a Marciana (Bagno).
Questa pesca è così interessante che i siciliani la chiamavano "vista sovrana": La tonnara è fissata a terra per un punto poi si estende per circa 2 miglia fino alla camera della morte. Con le ultime mattanze dell' Enfola nel 1958 le tonnare all'Elba cessano l'attività.
Ancora molto vive nella memoria di chi ha potuto assistere sono le scene della mattanza e molto interessante è la descrizione della tonnara. E, ancora presente nel tessuto elbano la struttura edilizia dove il tonno veniva lavorato.
Quindi una Storia dell'Elba senza una Storia delle Tonnare Elbane non puo essere scritta.
Il lavoro interessante, prezioso perle tracce nella nostra memoria, che il Prof. Rino Manetti ha portato a termine con il suo libro "Tonnare Elbane", è un altro tassello nella ricostruzione del nostro passato. Il Prof. Manetti docente alla Facoltà di Architettura dell'Universita di Firenze, già molto noto all'Elba per le sue opere sulle fortezze medicee e sulla nascita di Cosmopoli, con questo testo si riconferma ricercatore attento del nostro passato.


Dr. GIOVANNI ARGENO
Sindaco di Portoferraio



RINGRAZIAMENTI


Desideriamo ringraziare quanti hanno contribuito allo svolgimento della nostra ricerca. In particolare ringraziamo e citiamo Tonnarotti e Tonnarotte che parteciparono direttamente all'attività delle Tonnare Elbane: le loro testimonianze su metodi e strumenti di questa attività sono state preziose. Ringraziamo e citiamo anche alcuni familiari o parenti di Appaltatori degli ultimi appalti elbani: di essi sono risultate preziose le testimonianze relative agli aspetti imprenditoriali di questa storica attività.

Tonnarotti

Alberto Adriani (1918)
Raffaello Balestrini (1913)
Piero Campidonico (1928)
Cesare Marinari (1915)
Dino Morlula (1902)
Gino Mortula (1905)
Giuseppe Mortula (1912)
Dario Perla (1928)
Domenico Perla (1925)
Raffaello Provenzali (1927)

Tonnarotte

Evidia Busoni (1927)
Rita Mortula (1931)


Appaltatori

Valentino Cappelli (1931)
(familiari o parenti di) Piero Damiani (1924)
Pietro Damiani (1905) Dina Ridi (1929)
Mario Novelli (1937) Luisa Ridi (1922)
Mario Ridi (1910) Raffaello Rosati (1931)
Renata Rosati (1935


RINO MANETTI

RINO MANETTI, architetto e professore universitario, autore di varie pubblicazioni sull'Elba, offre con questa "Tonnare Elbane" i risultati di una ricerca nuova nel panorama editoriale sull'Isola. Seguendo i suoi interessi culturali di professore nella Facoltà di architettura di Firenze, ha affrontato questa ricerca nei vari aspetti territoriali, edilizi e strumentali relativi alla pesca del tonno all'Elba ove tale attività è stata esercitata nell'arco di quattro secoli e terminata nel 1958. La Tonnara di Portoferraio, quella del Bagno, e quella dell'Enfola sono state esaminate nella completezza dei loro "segni" e relativi "significati", ripercorrendo di essi le origini e le evoluzioni. Dalle notizie documentarie relative agli enti appaltanti; dalle testimonianze di familiari degli ultimi appaltatori; e soprattutto dalle testimonianze dirette dei pescatori (i "tonnarotti") che hanno esercitato in queste tonnare negli ultimi decenni, sono derivate notizie di questa attività elbana degne di essere tramandate al fine di contribuire alla tessitura della storia, anche umana, dell'Isola

Le ricerche di Rino Manetti, autore di questa pubblicazione, sono prevalentemente orientate verso temi con accentuata valenza storica. Com'é il caso di questo tema "Tonnare Elbane" in cui le strutture di pesca e quelle edilizie, il loro contesto ambientale e le connesse attività dell'uomo sono valutate nell'evoluzione storica.
Alcune sue pubblicazioni riguardano la Toscana, con particolare riferimento all'Elba, come: "Portoferraio e le sue antiche fortificazioni" (1966, ristampa 1995), "Centri storici minori della Toscana" (1976); "Portoferraio bastioni verso terra" (1979); "Abitati dell'Elba - settore marcianese" (1984); "Torri costiere del litorale toscano" (1991); "Portoferraio 1744" (1966).

                                        

                                                       Rino Manetti