PRESENTAZIONE BIOGRAFICA

 

Di solito uno non si presenta da solo ma, in mancanza di santi in paradiso come Dante, o di qualche anima buona disposta a farlo, i miei lettori dovranno accontentarsi di un’autocertificazione.

Tanto per cominciare subito parafrasando il nostro poeta, mi chiamo Piero Tiberto e (nel 1931) ‘fui nato e cresciuto sovra ’l bel fiume Lambro a la gran villa’. Milanese quindi, ma fiorentino per parte di padre a cui dedico questo ‘divertissement’ dantesco per doverosa riconoscenza, essendosi sempre preoccupato della mia igiene personale aiutandomi a sciacquare in Arno ad ogni pié sospinto, se non proprio tutti i panni come fece il Manzoni, almeno le mutande.

A 16 anni ho cominciato a volare con la fantasia e con un biplano ante guerra a motore stellare, tipo Barone Rosso, recuperato dai rottami del fallimento della gloriosa fabbrica Caproni e da me stesso ricostruito.

In seguito, come capitano di lungo corso, ho scorrazzato per i 7 mari con un dragamine della ‘Royal Navy’ dismesso dalla NATO (senz’alcuna intenzione bellicosa avendo avuto cura di sbarcare subito il cannone di prua), che mi ero divertito a trasformare in nave da crociera, studiando le più interessanti creature marine, con particolare riguardo per le sirene, come fecero i miei maestri Ulisse e Cousteau. In loro onore, infatti, anche il mio ‘legno’ si chiamava ‘Calypso’.

Ingegnere ferroviario, ho costruito scambi e altri marchingegni per le strade ferrate italiane durante buona parte della vita, facendo la felicità postuma di mio nonno che a 80 anni ricevette la laurea honoris causa in ingegneria per certe sue strampalate invenzioni applicate alle locomotive a vapore.

Professore di lingue e letterature francese e spagnola, mi sono anche dedicato allo studio della ‘bella scola de li altissimi poeti’ nostrani, avendo così gratificanti opportunità come scoprire nella biblioteca di Recanati una poesia inedita del Leopardi e approfondire le recondite delizie dantesche.

Vivo attualmente all’isola d’Elba dove non c’è ancora il problema del parcheggio e dello smog e dove, mettendo a frutto le mie precedenti conoscenze marine e ingegneristiche, ho progettato e costruito l’Acquario dell’Elba, il più grande e importante d’Italia per le specie mediterranee.
Curandone tuttora il funzionamento insieme a mio figlio, cerco di rendere i pesci che ospitiamo un po’ più comunicativi insegnando loro qualche forma di espressione linguistica in cambio di preziose informazioni sulla loro vita. Per esperienza posso assicurarvi che sono gli allievi di maggiore soddisfazione che abbia mai avuto anche se, sulle prime, fanno spesso scena muta.

La mia forza me l’ha data una ‘massima’ del duca di La Rochefoucauld (scopiazzata dal filosofo Erasmo da Rotterdam): ‘Qui vit sans folie, n’est pas sì sage qu’il croit’. Liberamente tradotta, può anche  significare: se non son matti non li vogliamo.
L’ultima mia follìa, e cioè questa interpretazione ‘a modo mio’ della Divina Commedia, se avrete la pazienza di leggerla, ne è un’eloquente riprova e, spero, una piacevole scoperta di come sia realistica in senso buono l’affermazione di quegl’illustri saggi.
 
Dante per parte sua non ha certo bisogno di presentazioni, ma questa colorita descrizione del suo concittadino Giovanni Villani, famoso cronista contemporaneo, merita di essere citata:

“Questi fue grande litterato quasi in ogne scienza, tutto che fosse laico; fue sommo poeta e filosafo, e rettorico perfetto tanto in dittare, versificare, come in aringa parlare, nobilissimo dicitore, in rima sommo, col più pulito e bello stile che mai fosse in nostra lingua infino al suo tempo e più innanzi.

Fece in sua giovanezza il libro de ‘La vita nova d’amore’, e canzoni morali e d’amore molto eccellenti. E fece la ‘Comedia’, ove in pulita rima, e con grandi e sottili questioni morali, naturali, strolaghe, filosofiche e teologhe, con belle e nove figure, comparazioni e poetrìe, compuose e trattò in cento capitoli, ovvero canti, dell’essere e istato del ninferno, purgatorio e paradiso così altamente come dire se ne possa, sì come per lo detto suo trattato si può vedere e intendere, chi è di sottile intelletto.

Fece ancora la ‘Monarchia’, ove trattò de l’oficio degli ’mperadori.

Questo Dante per lo suo savere fue alquanto presuntuoso e schifo e isdegnoso, e quasi a guisa di filosafo mal grazioso, non bene sapea conversare co’ laici; ma per l’altre sue virtudi e scienza e valore di tanto cittadino ne pare che si convegna di darli perpetua memoria.”

Tutti d’accordo sull’ultima frase?... Non c’era dubbio. Bene, allora cominciamo.